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Mario Vittori
Mario Vittori
MARIO VITTORI, POETA FAELLESE, CITTADINO DEL MONDO

Senza dubbio Mario d'Annibale, così era chiamato il Vittori, ha lasciato un ricordo vivissimo di sé in chi lo ha conosciuto, sollecitando così ancor oggi curiosità ed ammirazione per i suoi scritti e per la sua persona. Le cronache ci dicono che era nato nel lontano 1910, a Faella. A 29 anni lo troviamo diplomato ebanista a Roma, attività che svolse con amore per tutta la vita. I suoi lavori in legno non erano mai banali, ma denotavano una attenta ricerca nelle soluzioni meccaniche e nelle forme, sempre originali ed innovative. Chi lo ha conosciuto, lo ricorda quasi sempre vestito modestamente, un paio di pantaloni di velluto a coste larghe, una camicia piuttosto pesante, una giacca, ma immancabili, in qualunque stagione, erano il cappello e la sciarpa.

Andava così, con i capelli lunghi sulle spalle, a fare le sue passeggiate per il paese e la campagna circostante, persona gentilissima con tutti, era un acuto osservatore della natura umana, dalla quale però amava rimanere distaccato per meglio capirla ed esprimerla nelle sue opere. Mario Vittori in questo non faceva nessuno sforzo, gli veniva spontaneo questo suo comportamento come la sua cultura quasi innata, oggi diremmo scritta nel suo DNA. In realtà figlio della sua terra, feconda di arte e poesia.

Opere e riconoscimenti:

Nella sua "Pitture poetiche", anno 1985, il Vittori raccolse 68 composizioni trà poesie, liriche ed odi.
In campo teatrale 3 commedie in tre atti: "Vita di Famiglia", "Il Cardinale", "Uccidimi".
Varie novelle per bambini.
Membro dell'Accademia Internazionale di "Potzen".
Membro della società internazionale "Il mondo libero".
Collaboratore della rivista "Orizzonti di Gloria".
Molte sue composizioni sono state inserite in varie antologie a carattere nazionale ed internazionale.
Giscard d'Estaing, presidente della repubblica francese, gli scrisse personalmente per ringraziarlo dei versi poetici a lui dedicati.
Papa Paolo VI gli fece avere una sua fotografia con benedizione apostolica dopo aver ricevuto una sua composizione poetica.

Lo Scorrere del Tempo

“ Il tempo pare non passare alla vecchietta.
Sorpresi gli anni al suo andare come
contenta, con essi l'andare per altro poco
finché vorrà cenno estremo. Mai al dolore
ribelle. Ode al cielo sempre va. "Bello il
cielo" le dice il cuore.
"Caro del cielo quello che resta in me".
Stanca, passo incerto, al bastone si
appoggia. Pronto il bastone al suo posare,
guardandola. Fredda sua mano, tremante
sul viso proteso del cagnetto. In sogno,
col giorno, sempre, offre se stesso. Fusa
più bella: zampe del gattino, sulle
ginocchia, pigiare sue vesti come"detto"
d'impastare pane. Ora col Rosario come
da viva, tra le dita non più vive, verso il
riposo.
Dal cielo, ricorderà alba e tramonti, in
quelli rivedrà il cagnetto caro suo amico,
il bastone avanti indicare il passo, sulle
ginocchia il gattino come un figlio vero.
Col pianto rivedrà la sua casetta: ore più
belle dopo Dio. ”

 
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