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Vista di Pian di Sco' |
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PIAN
DI SCO'
Il Comune di Pian di Scò
si estende per circa 18 kmq.
sulle pendici del Pratomagno a circa
40 km. da Arezzo e da Firenze. Il
territorio è diviso in due importanti
centri: Pian di Scò capoluogo
e la frazione Faella. Esempio
di incontaminato paesaggio toscano,
quello di Pian di Scò (Capoluogo)
spazia dai boschi di faggi alle colline
terrazzate da ulivi, agli ordinati
vitigni. Caratteristica paesaggistica
unica è la presenza nella frazione
Faella di calanchi o balze,
dai tipici riflessi rossastri, fenomeni
erosivi dei Pliocene che hanno fatto
affiorare resti fossili. L'origine
del nome Pian di Scò è controversa:
secondo alcuni deriverebbe da Pian
di Resco (dal nome dei torrente che
scorre vicino al Paese),
secondo altri da Aesculus
(quercia sacra a Giove).
La storia di Pian di Scò coincide
fino al 1800 con quella della Pieve
Romanica di Santa María a Scò,
che fu costruita sull'antica strada
romana Cassia Vetus
(attualmente strada provinciale dei
Sette Ponti), intorno all'anno mille.
Sotto la Signoria di Firenze la pievania
di Santa Maria a Scò, che comprendeva
tredici chiese e i monasteri di Gastra
e Castelfranco di Sopra per contrastare
la potenza degli Ubertini e dei Pazzi
nel Valdarno, Pian di Scò entrò a
far parte della lega di Castelfranco.
Con la soppressione delle leghe del
contado da parte del granduca Pietro
Leopoldo nel 1774, entrò nella Comunità
di Castelfranco, anche se mantenne
documenti civili e religiosi separati
solo nel XIX secolo, a seguito di
un riordinamento amministrativo della
nostra Regione per l'occupazione napoleonica,
che gli abitanti di Pian di Scò videro
esaudito un loro antico desiderio
ed ottennero la propria autonomia
dal vicino Comune di Castelfranco.
Così l'antico borgo medievale, vissuto
e sviluppatosi intorno alla Pieve,
divenne nel 1809 la Comunità di Pian di Scò, che ebbe pertanto un suo capo
o Maire (quale esso si chiamò allora
nella lingua dei francesi), ed un
proprio consiglio municipale, formato
dai proprietari e contadini del luogo.
Essa poté realizzare, inoltre, fra
le altre iniziative nel 1963, anche
la strada della Castagneta tramite
la quale il nuovo Comune veniva direttamente
unito al fondovalle, dove nello stesso
anno era attivato il tratto di ferrovia
Arezzo - Incisa. Anche gli uffici
amministrativi, necessari alla recente
autonoma collettività, dopo alcune
provvisorie sistemazioni, trovarono
la loro sede definitiva nell'odierno
Palazzo Comunale,
eretto nel 1873 su disegno
dell'architetto Emilio De
Fabris, lo stesso che, in
questi anni, aggiunse al duomo fiorentino
l'attuale facciata. Anche l'insegnamento
scolastico non fu trascurato. Già
nel 1812 nei locali della plebania
fu istituito dal Vescovo di Fiesole
un seminario minorile di zona e presso
di esso studiarono molti giovani.
A questo unico, isolato centro di
formazione culturale e religiosa seguì,
nel 1866, la costruzione della prima
scuola elementare del Capoluogo che
rientrò nei piani del Nuovo Stato
Italiano per alfabetizzare il territorio,
come era previsto nell'apposita legge
del ministro Casati (1859-1860). Con
questa prima scuola dell'obbligo,
iniziò pertanto un interrotto e sempre
più ampio processo istruttivo della
popolazione locale e che oggi continua
in funzionali ed ampi edifici di recente
costruzione, dove hanno sede tutti
i servizi scolastici (scuola materna,
elementare e media) sia nel Capoluogo
che nella Frazione Faella.
FAELLA
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Vista
panoramica di Faella |
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Faella località del
Valdarno Superiore nel Comune
di Pian di Scò è posta alla
destra dell'Arno. Attraversata interamente
dal torrente Faella
dal quale prende nome. In origine
due erano i paesi che prendevano nome
dal torrente: Faella
(la parte bassa vicino al fiume omonimo)
e Favilla (la parte
alta che si spingeva verso il torrente
Resco). Si può ancora leggere nei
Decimari Vaticani dei due paesi, anche
se confinanti e continui. Ogni paese
aveva la sua chiesa: S. Maria
a Faella e S. Michele a Favilla.
S. Maria a Faella era nell'antichità
una semplice curanzia, aveva cioè
un curato alle dipendenze dei Pievano
di Scò, ma con l'aumento della popolazione
Mons. Lorenzo della Robbia la elevò
nel 1637 a Prioria, ma nel 1899 prese
il titolo di Propositura, vista l'importanza
assunta dal Borgo.
Per quanto riguarda S. Michele era
una chiesa di modeste proporzioni,
situata in alto su un terreno soggetto
a continuo franamento. Per ragioni
di staticità fu soppressa dal Vescovo
Tedice nel 1311. La chiesa divenne
Oratorio e la comunità di Favilla
fu riunita a quella di Faella. Civilmente
però erano ancora due paesi separati
come si può rilevare dagli Statuti
Fiorentini dei 1355 e dei 1415 poi
con il passare dei tempo Favilla perse
la sua importanza, e divenne parte
integrante di Faella. Il Borgo di
Faella nel medioevo faceva parte del
contado fiorentino e come tale era
quindi soggetto a Firenze, al suo
Comune e alla sua Signoria; aveva
il suo castello, situato
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Bombardamenti a Faella |
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sull'Appennino
del Pratomagno, con il suo feudatario.
Del castello non rimane più nulla
perché crollò con lo smottamento dei
terreno friabile. Come tutti i popoli
anche quelli di Faella e Favilla non
sopportavano i soprusi e le prepotenze
dei feudatari, quindi insorsero e
formarono il loro libero comune medioevale.
Durante la seconda guerra
mondiale, Faella fu completamente
distrutta, ridotta a
un cumulo di macerie,
l'esercito tedesco fece saltare in
aria palazzi, strade e ponti, per
rallentare la marcia degli eserciti
alleati. In questo frangente gran
parte dei patrimonio artistico dei
paese andò distrutto come ad esempio
il palazzo della Famiglia
Antonielli e quello dei Patriarca
Altoviti. La chiesa con il
suo campanile fu l'unica a rimanere
in piedi anche se seriamente danneggiata.
Ma il popolo di Faella non si scoraggiò,
e dopo la catastrofe si rimboccò le
maniche e ricostruì tutto ciò che
era andato perso. Il Borgo tornò a
nuova vita, e iniziò il suo cammino
fino a diventare l'unica importante
frazione di Pian di Scò. |
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