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La
pieve, il “fosso macinante”
e la Via dei Sette Ponti
sono stati per secoli gli
elementi caratteristici del
territorio comunale posto
sull’altopiano fra la
provinciale Setteponti e le
balze. La pieve costituiva
il centro spirituale e amministrativo
della comunità mentre
il sistema del fosso macinante
con suoi mulini era quello
produttivo. Dal ’300
fino agli anni sessanta il
canale, lungo sei chilometri,
rendeva utili le acque del
torrente Resco Simontano riempiendo
gore, pescaie e lavatoi. Oggi
lo sviluppo urbano ha celato
il corso del “fosso
macinante”
che si può ancora intuire
seguendo Via Roma, nata appunto
lungo il suo tracciato.
Infine la “via maestra
dei Sette Ponti”, esistente
già in epoca etrusca
-romana, univa Fiesole e la
vallata fiorentina con Arezzo.
Questa fondamentale via di
comunicazione seguì,
secondo le esigenze dei vari
periodi storici, diversi tracciati:
in epoca etrusco-romana con
il nome di via Clodia passava
nei pressi della pieve, poi
in epoca medioevale si snodava
a quote differenti fino al
tracciato attuale, stabilito
dal governo granducale, con
la costruzione del grande
Ponte Nuovo sul Resco Simontano
(metà del sec. XIX).
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ITINERARIO C (1h e 20 min):
pieve Santa Maria a Sco' - ponte sul Resco sec. XVI - loc. Casabiondo - loc. La Cella - Oratorio di s. Rocco loc. Campiano - loc. La Ghiacciaia - ponte a due arcate - tratto panoramico - loc. La Ripa di sopra - pieve di Santa Maria a Sco'.
Il tracciato percorre
le antiche strade
del territorio che
per secoli fu direttamente
amministrato dalla
pieve: il Popolo di
Santa Maria a Scò.
Questa area confinava
a nord con il Popolo
di Menzano e a sud
con il Popolo di S.
Miniato.
Partendo dalla pieve,
si procede lungo la
strada provinciale
Setteponti in direzione
Reggello fino ad incontrare
una deviazione a sinistra,
segnalata come sentiero
C.A.I. n. 33.
La discesa lastricata
conduce al torrente
Resco Simontano in
corrispondenza del
ponte in pietra detto
del “Cova”;
i testi storici dei
Capitani di Parte
ci confermano che
fu ricostruito nella
forma e nella posizione
attuale durante il
XVI secolo ma questo
ponte era probabilmente
più antico
poiché il tracciato
è considerato
d’epoca romana
(Via Clodia). Poco
prima del ponte si
trova una piccola
area attrezzata con
tavolo e panche; una
fonte d’acqua
potabile si può
raggiungere risalendo
la riva destra del
torrente. Lasciata
la stretta vallata
si risale fino ad
un incrocio: la strada
frontale conduce alla
frazione della Cànova
(antica sede di uno
spedale, ricovero
dei viandanti e pellegrini)
e prosegue come sentiero
C.A.I. n.
33 verso
la pieve di Cascia
di Reggello. Il nostro
percorso prosegue
sulla strada di destra.
Raggiunta e oltrepassata
la provinciale Setteponti
si segue l’indicazione
per Menzano e, oltrepassando
la villa - fattoria
Casamora, arriviamo
in loc. Casabiondo
punto di partenza
degli itinerari A
e B, si segue il percorso
A in direzione Campiano.
Arrivati di fronte
all’Oratorio
di San Rocco, si trova
un passaggio che costeggia
il retro della grande
casa colonica. E’
l’inizio del
tracciato utilizzato
per secoli e tuttora
dai fedeli della pieve
di S. Maria a Scò
per la processione
delle “Rogazioni”
( vedi
itinerario A).
Seguendo questo sentiero,
che attraversa una
zona boscosa e un
piccolo ruscello asciutto
durante i mesi estivi,
si raggiunge la località
“Ghiacciaia”.
Questa zona, dove
adesso è situato
il deposito dell’acquedotto,
prende il nome dalla
presenza di una struttura
costruita probabilmente
nei primi anni del
1800. Consisteva in
una cisterna con volte
in mattoni, parzialmente
semi-interrata. All’interno
si portavano neve
e ghiaccio durante
l’inverno in
modo da potervi conservare
la carne durante i
mesi più caldi.
Durante i primi anni
del’900 la Ghiacciaia
fu utilizzata anche
come cisterna per
l’acquedotto
e fu aggiunta la vasca
di decantazione esterna
ancora visibile. Con
una breve deviazione
sulla destra si può
vedere uno degli antichi
ponti sul Resco Simontano:
il ponte della Cella.
La sua costruzione
fu deliberata nel
1780 per rendere più
sicura e comoda la
strada dei Sette Ponti.
La struttura a due
arcate in pietra,
definita nei testi
originali “all’uso
di Casentino”,
fu utilizzato fino
alla costruzione del
Ponte Nuovo verso
la metà del
secolo successivo.
Ritornando sulla strada
principale l’itinerario
prosegue in salita
fino a incrociare
sul lato destro della
strada, il sentiero
C.A.I. n. 33, che
scendendo tra gli
uliveti fino alla
località La
Ripa e alla provinciale
Setteponti, riporta
alla Pieve. |
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ITINERARIO
D (1h e 10 min):
Pieve Romanica - Via
Roma e l'antico tracciato
del Fosso Macinante
- San Miniato - Oratorio
della Casabianca -
San Jacopo a Montecarelli
- Oratorio di San
Fortunato al Valluccio
- Santa Maria a Faella
e le Balze.
Questo itinerario
ricalca quella che
fu, per secoli, la
via dei mulini e dei
frantoi uniti tra
loro dal canale del
Fosso Macinante. Partendo
dal piazzale lastricato
della Pieve delimitato
dalle absidi con accanto
il campanile e la
canonica si trova
subito una testimonianza
dell’esistenza
delle canalizzazioni
leggendo le due iscrizioni
settecentesche poste
sul muro della canonica.
Esse si riferiscono
al diritto acquisito
dalla pieve di utilizzare
parte dell’acqua
del Fosso Macinante
per alimentare la
pescaia (allevamento
di pesci) adiacente
alla chiesa. Al di
là della strada
si affaccia la chiesa
della Compagnia dell’Assunta.
Questo edificio originariamente
era stato costruito
nel 1607 addossato
alla Pieve e fu spostato
nella posizione attuale
nel 1937, per “liberare”
le absidi. Poco oltre
si può vedere
un villino con torretta,
esempio di architettura
Liberty dei primi
anni dell’‘900.
Percorrendo per poche
centinaia di metri
la Provinciale Setteponti
in direzione Reggello
s’imbocca la
prima strada sulla
destra, Via della
Ripa; questa come
tutte le strade più
antiche, è
ancora contrassegnata
da una graziosa edicola
votiva. Da qui comincia
il tratto urbano del
fosso macinante con
la fontana lungo il
muro in pietra e il
primo caseggiato che
anticamente ospitava
il mulino della Ripa.
Proseguendo verso
valle si può
immaginare il tragitto
del canale che dal
XV secolo. riempiva
le gore del mulino
del Palatoio e del
mulino Massotti per
poi scendere, lungo
l’attuale Via
Roma, dove alimentava
i mulini Casagiorgio,
Casacherico e altri
in località
Ceccherini. In questa
zona gli edifici sono
stati costruiti in
diverse epoche: dalle
solide ed essenziali
strutture cinquecentesche
dei mulini alle abitazioni
dei primi anni del
novecento con le facciate
decorate in stile
Liberty con graffiti
e stucchi, inframmezzate
da edifici più
moderni. Da notare
il palazzo comunale
costruito nel 1873
per ospitare uffici
e scuola elementare.
L’edificio fu
ideato dall’architetto
Emilio De Fabris (architetto
disegnatore della
facciata del Duomo
di Firenze). Terminata
Via Roma si prosegue
in Via Larga in direzione
Montecarelli. Con
una breve deviazione
sulla destra si arriva
al complesso abitativo
di San Miniato che
fu la chiesa di riferimento
per il territorio
a valle della Pieve.
Un antico documento
fissa la costruzione
della chiesa della
Compagnia di San Miniato,
visibile dalla strada,
al 1296 e la struttura
in pietra a una sola
navata è ancora
quella originale,
il loggiato con soffitto
dipinto fu aggiunto
nel 1696. Ritornando
sulla strada di Montecarelli,
passando tra antiche
case e uliveti si
trova la chiesina
della Casabianca (fatta
costruire nel 1749)
chiesa votiva a Sant’
Antonio da Padova.
Si prosegue sulla
destra avvicinandoci
al limitare del pianoro
e al dislivello delle
Balze. In loc. Le
Docce, dove probabilmente
sorgeva un mulino
franato nell’800,
un ponte collega due
guglie di terra rossa
unendo il Popolo di
S. Miniato a quello
di Montecarelli con
la chiesa di S. Jacopo.
Poche centinaia di
metri dopo il ponte
si trova, sulla destra,
un punto panoramico
sulle pareti delle
Balze e sulla frazione
di Faella a cui si
arriva percorrendo
un’antica via
cinquecentesca, segnalata
come sentiero
CAI TB 05.
Scendendo il ripido
sentiero si giunge
alla chiesina settecentesca
di San Fortunato a
Valluccio e procedendo
si entra nell’abitato
di Faella. Seguendo
Via Vittorio Emanuele
e poi via del Varco
in direzione Vaggio
si arriva in uno dei
punti migliori per
osservare il panorama
le formazioni delle
balze, abitat ideale
per molti animali,
in particolare del
Gruccione, un colorato
uccello migratore
proveniente dall’Africa.
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